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Riforma delle
Professioni: un occasione per creare la Professione ICT?
L’argomento è di
attualità, mi riferisco al “Disegno di legge in
materia di professioni intellettuali predisposto dal
Ministero della Giustizia.
1- il
decreto parla di ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI, cioè le
associazioni riconosciute/autorizzate dal Min.Giustizia.
i cui associati, se non ho capito male devono essere
iscritti all'Albo a cui fa riferimento l'attività
specifica dell'associazione. Cioè se l'attività
specifica dell'associazione non prevede un albo allora
gli associati possono anche non essere iscritti ad un
albo. Per esempio, se l'attività specifica
dell'associazione dovesse essere
Informatica/Informazione in questo caso lo statuto
dell'associazione dovrebbe essere una specializzazione
specifica di Informatica/Informazione, come ad esempio
"direzione sistemi", allora in questo caso gli associati
devono essere iscritti all'albo (in questo caso degli
Ingegneri 3 sezione). Nel caso in cui, invece lo statuto
dell'associazione professionale prevede la professione
dei Sistemisti (ad esempio) in questo caso, non
esistendo un albo specifico per la professione del
sistemista, l'associazione professionale può iscrivere
professionisti non necessariamente iscritti ad un albo.
2- le
altre associazioni (non professionali quindi non
autorizzate dal Min.Giustizia) continueranno a
funzionare come adesso, però non sono autorizzate a
qualificare professionisti né tantomeno rilasciare
attestati particolari. Avranno il solo scopo di
associazione culturale al solo scopo di soddisfare le
esigenze degli iscritti.
Quindi a mia
giudizio, una Associazione, per diventare
Associazione Professionale (specializzata ad esempio in
Sicurezza Informatica, Informatica Giuridica, etc..)
dovrebbe farsi autorizzare e controllare dal Min
Giustizia. In caso contrario sarebbe una associazione
culturale i cui gli iscritti soci avrebbero il solo
interesse a mantenersi aggiornati su argomenti specifici
però senza nessuna abilitazione particolare
(riconosciuta dallo stato e/o dalle categorie
professionali).
In definitiva la mia
opinione è che il suddetto decreto, allarga alle
Associazioni Professionali quello che non possono fare
gli Ordini, cioè le Associazioni Professionali così come
lo sono già gli Ordini, saranno autorizzare e
controllate dal governo?
Mi viene un dubbio, in un
prossimo futuro vedremo gli Ordini Professionali ancora
più potenti di prima e le nuove Associazioni (che
avranno iscritti professionisti di serie B oppure
specialisti di attività non previste dagli Ordini)?.
Da quando ho iniziato la
mia carriera professionale, sono stato uno dei primi
laureati quadriennale vecchio ordinamento, laureato in
Scienze dell’Informazione nel 1980, ho sempre avuto il
dilemma della professione dell’informatico. In pratica
la mia laurea non ha mai avuto una validità specifica
nel campo della professione. Infatti non esistendo un
Albo degli Informatici non si è mai posto il problema,
tutti i laureati in informatica (oggi ha cambiato nome,
con il nuovo ordinamento viene chiamata laurea in
Informatica per la facoltà di Scienze Matematiche
Fisiche e Naturali e laurea in Ingegneria Informatica
per la facoltà di ingegneria) non hanno mai avuto un
ALBO. Veramente non esiste neanche il contratto dei
lavoratori dipendenti in Informatica (ma questo è altro
argomento). Comunque, l’Albo, per quanto mi riguarda non
è che avrebbe risolto il problema del dilemma che dicevo
prima però avrebbe forse permesso di definire e
regolamentare una professione che di fatto si è
sviluppata sul mercato del lavoro senza avere però un
riscontro nel mercato del lavoro.
Qualche anno fa ci ha
pensato l’Ordine degli Ingegneri avendo istituito la
terza sezione nell’ambito dell’Ordine stesso, denominata
dell’Informazione. Le altre sezioni sono Industriale e
Civile.
La nuova sezione è in
costante crescita, in termini di numero di abilitati a
seguito dell’Esame di Stato istituito dalle Università.
Infatti i laureati in Ingegneria Informatica e i
laureati in Informatica dopo il conseguimento della
laurea possono, fino ad oggi senza tirocinio, sostenere
l’Esame di Stato in Ingegneria dell’Informazione. Solo
dopo aver superato l’Esame di Stato possono iscriversi
alla terza sezione dell’Informazione dell’Ordine degli
Ingegneri. E dopo? Tutto come prima. Non è cambiato
niente.
Anche se sei abilitato e
iscritto all’Ordine degli ingegneri dell’Informazione
continui ad essere un professionista fine a se stesso.
Il mercato non ha ancora recepito l’importanza che può
avere e deve avere il professionista in informatica.
Quello che manca è una legislazione che permetta al
mercato stesso di avvalersi di una figura professionale
competente e abilitato alla professione.
Qualcuno potrebbe
chiedermi, ma quale sarebbe il vantaggio per il mercato?
La risposta è semplice: la tutela del
consumatore/utilizzatore nel privato e la garanzia della
spesa e del risultato nella P.A.
Prima di continuare la
descrizione e per spiegare meglio la necessità del
professionista informatico voglio partire da un paragone
con il Professionista che opera nel settore Industriale
e Civile.
All’inizio della mia
carriera, quando ho iniziato ad acquisire le prime
esperienze nell’ambito della Ingegneria del Software i
libri di testo iniziavano la descrizione della
strutturazione di un progetto di sviluppo software
paragonando la progettazione del software alla
progettazione dell’architetto o dell’ingegnere che deve
progettare e costruire un edificio.
E’ proprio da qui che
bisogna partire e confrontarsi con la realtà attuale per
cercare di trovare uno spunto di sviluppo per la
professine dell’ICT Manager (o meglio Professionista
Informatico).
E’ vero l’industria
dell’informatica è giovane rispetto all’industria
Civile/Industriale però dobbiamo constatare anche che
forse è arrivato il momento, magari sfruttando
l’occasione della riforma delle professioni, per
indirizzare il governo affinché si proceda verso una
regolamentazione della professione dell’informatico
sempre con l’obiettivo di tutelare il
consumatore/utilizzatore.
Continuando il paragone
tra Industria Informatica e Industria delle Costruzioni,
sappiamo tutti che esistono leggi dello stato anche
abbastanza severe con sanzioni civili e penali nel caso
di inadempienza delle suddette leggi stesse.
L’industria
dell’Informatica ha sempre proceduto dietro la spinta e
l’impulso delle grandi multinazionali che hanno sempre
avuto libero dominio nel definire e imporre le proprie
regole e propri prodotti venduti con licenze
proprietarie. L’industria dell’informatica solo di
recente si sta difendendo con lo sviluppo di comunità
libere di sviluppo software. Ma al consumatore/utente
finale chi ci sta pensando? Non è sbagliato assistere
alla libera proliferazione di iniziative come ad esempio
Open Source e che il mercato dell’industria informatica
svolga le ricerche e sviluppi software rispettando le
regole attualmente vigenti.
Il problema è proprio
questo, le regole vigenti, le regole tecniche e gli
standard di sviluppo del software esistono, le più gradi
industrie sono costantemente coinvolte per la
definizione degli standard. Esistono anche legislazioni
nazionali, infatti il CNIPA è un ente preposto alla
diffusione di regole nell’ambito della Pubblica
Amministrazione.
Quindi esistono le regole
tecniche (sviluppate dagli enti accreditati) ed esistono
le regole nazionali di appalto e controllo di sviluppo
dell’informatizzazione del settore pubblico.
Ma chi controlla, chi
certifica? O meglio chi tutela il consumatore/utente
finale? Ci garantisce che l’investimento sia rispondente
alle regole? Ecco che qui si scopre il ruolo del
Professionista ICT che deve essere INDIPENDENTE,
però per esserlo a tutti gli effetti deve essere
ABILITATO dallo stato o da un ente statale (ad esempio
il CNIPA per la PA?).
Le responsabilità civili e
penali esistono nell’ambito della professione del
Medico, dell’Ingegnere Industriale e Civile, del
Commercialista, dell’Avvocato etc.. Anche
nell’Informatica esistono leggi che se non applicate
prevedono sanzioni civili e penali, però non esiste il
consulente ufficiale.
Molto spesso mi hanno
obiettato: ma il medico se sbaglia la dose della
medicina può causare la morte del malato, oppure se il
progettista sbaglia a fare i calcoli di struttura del
cemento armato potrebbe causare il crollo della
costruzione e causare morti, etc..
Questa visione e
interpretazione è una visione distorta del problema,
dovuta molto spesso all’ignoranza. Provate a chiedere ad
un Ingegnere per quale motivo il Direttore dei Lavori
deve verificare che vengano rispettate le regole. Non vi
risponderà mai perché il palazzo potrebbe crollare, è
una visione troppo banale, ma vi risponderà che esistono
delle leggi severe con sanzioni civili e penali e che se
non vengono rispettate, essendo lui stesso indipendente
e garante della collettività/committente, è soggetto ad
essere radiato dalla professione e rischiare
direttamente una sanzione civile o penale. Il motivo per
cui sono state emanate le regole/leggi dallo stato forse
ve lo spiegheranno, ma in un secondo momento. La
risposta è ovvia le regole esistono e devono essere
rispettate.
Vediamo ora cosa esiste di
simile nell’industria dell’Informatica. Abbiamo detto
che le regole/leggi esistono. Nell’ambito della PA
esiste una sola modalità che dà diritto di fatto a
qualsiasi impresa a partecipare ad una gara pubblica in
ambito servizi/soluzioni informatica, in pratica è la
certificazione ISO9000 ed inoltre società accreditate
dal CNIPA che effettuano il monitoraggio dei progetti
appaltati. E basta.
A mio giudizio non è
sufficiente. L’ISO9000 è facile da ottenere, ma poi
l’ISO9000 non prevede il controllo della verifica
dell’applicazione delle legislazioni in materia di
informatica.
A un bando di gara di
appalto di informatica può partecipare qualunque azienda
l’importante che abbia il certificato ISO90000, più
altre regole che vengono di volta in volta emanate nel
bando stesso (antimafia, fatturato, etc..).
Tutto ciò è ridicolo.
Non è importante se all’interno dell’azienda ci sia un
Direttore Tecnico (magari con responsabilità civili
e penali). La responsabilità ce l’ha solo l’AD
dell’azienda appaltatrice. Sappiamo che l’AD non è un
tecnico è un imprenditore con obiettivi di redditività.
Nel settore industriale di
lavori pubblici esiste una legge quadro 109/94,
legge dello stato, che esplicita molto chiaramente che
oltre al requisito della certificazione, in questo caso
SOA, bisogna rispettare regole di indipendenza
professionale e di deontologia professionale.
Addirittura enti pubblici devono avere al proprio
interno dipendenti iscritti all’Albo. Solo questi sono
abilitati ad approvare i progetti e nel caso l’ente
pubblico non abbia personale interno abilitato possono
rivolgersi a liberi professionisti esterni o società di
ingegneria i cui soci devono essere abilitati. Non è uno
scherzo, esistono regole precise dello stato.
Il lavoro che si svolge in
sostanza è lo stesso paragonabile tra Costruzione
Civile/Industriale e Informatica: Progettazione,
Realizzazione, Collaudo, Esercizio.
Nel settore informatica
chi è responsabile della Progettazione? Come sappiamo la
progettazione la può fare l’ente stesso con personale
tecnico interno o da professionisti/società esterne
appaltatrici dell’appalto non importa se laureati o
diplomati, è indispensabile la certificate ISO9000. Chi
fa la progettazione non può fare la realizzazione e mi
sembra giusto. La realizzazione la può fare comunque una
società srl o spa o raggruppamenti di imprese
l’importante che siano tutte certificate ISO9000. Ma chi
effettua la Direzione Lavori? Chi effettua il Collaudo?
Chi è responsabile? Solo la società stessa ha tutte le
responsabilità! Quali sono le sanzioni? Solo economiche
(quando applicate)! Conseguenze solo immagine negativa!
Chi paga? La collettività nell’ambito della P.A. e il
committente nell’ambito del privato.
Il Professionista
ICT? Oggi non esiste, esistono
gli esperti in informatica: Programmatore, Sistemista,
Analista Tecnico, Capo Progetto, Responsabile, Manager,
etc. Chiunque, laureato diplomato in qualsiasi
disciplina può diventare o proporsi come esperto in
informatica. Alcune aziende, solo per fare business, non
sempre si preoccupano della professionalità dei propri
dipendenti l’importante che riescano a vendere (body
rental) e guadagnare sulla competenza del dipendente.
Laureati in Biologia, laureati in Lettere e Filosofia,
laureati in Architettura, laureati in Matematica,
laureati in Economia e Commercio, laureati in
Giurisprudenza, etc, non trovando lavoro diretto si sono
cimentati dopo un breve corso di informatica a svolgere
lavori di tecnici dell’informatica e alcuni di loro
sono riusciti anche ad essere dei bravi tecnici. Tutto
questo ha creato nuovi posti di lavoro però ha creato
confusione sul mercato della professionalità
informatica. Anzi a maggior ragione tutto questo mi
induce ancora di più a ritenere la necessità della
regolamentazione e creazione della figura del
Professionista ICT, altrimenti il mercato
utilizzatore/consumatore continuerà ad avere una
confusione che non genera nessun beneficio né al mercato
stesso né alle imprese di informatica.
Un altro aspetto da
valutare è l’INDIPENDENZA. Il Professionista ICT,
assunto come dipendente o libero professionista esterno
deve essere garanzia di indipendenza deve avere un ruolo
riconosciuto e deve essere rappresentante dello stato.
L’unica forma ad oggi possibile è l’abilitazione
professionale e iscrizione all’Albo degli Ingegneri
sezione Informatica. La nuova riforma delle Professioni
però prevede la possibilità che le Associazioni
potrebbero avere un ruolo in questo ambito cioè poter
abilitare anche chi non è laureato in discipline di
informatica (però è tutto da vedere con i decreti).
A mio avviso serve
l’impegno di tutti gli interessati per stimolare i
responsabili politici affinché emerga la necessità del
Professionista ICT indipendente, in modo tale che
garantisca l’applicazione delle regole emanate dallo
stato in materia di appalti pubblici e in materia di
requisiti tecnici.
Possiamo partire dalla
P.A. qualsiasi bando di gara dovrebbe prevedere
l’affidamento a un professionista o studio professionale
della Direzione Lavori, del Collaudo e dell’Esercizio,
nel rispetto delle regole/leggi dello stato (dalla
sicurezza, norme sull’impiego, norme sulle privacy,
norme di appalto e subappalto, norme Cnipa, norme sui
Brevetti, etc.).
Autore Ciro
Fanigliulo (articolo sotto Copyright dell'autore)
Data: 15/04/2007
aggiornato il 23/02/2008
Libero Professionista
ICT Manager
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